Il Giorno del Timone - 2010

La statua della Madonna di Fatima arriva in elicottero

La gioia di un popolo

di Vincenzo Sansonetti
 
Parole e protagonisti del “Giorno del Timone”

Il Premio Defensor Fidei al cardinale Carlo Caffarra. Santa Messa celebrata dal cardinale Antonio Cañizares Llovera. Competenza e incisività di Emanuela Marinelli e splendida testimonianza di Mario Trematore.
E la sera prima, Rosario e processione con la Madonna di Fatima. Questi, e altri, gli ingredienti di una splendida giornata di festa

«Raramente è stata così a rischio come oggi la dignità dell’uomo. Considerato un casuale frutto della natura, è incapace di uscire da se stesso e per lui Dio è una ipotesi superflua».
L’arcivescovo di Bologna, cardinale Carlo Caffarra, tratteggia la condizione umana nel mondo contemporaneo come quella di chi «sta vagando nel deserto del senso». Parole forti, pronunciate sabato 22 maggio, alla Cascina La Lodovica di Oreno di Vimercate, in occasione del ricevimento del premio Defensor Fidei, promosso della Fondazione Fides et ratio e dal mensile Il Timone, nell’ambito della quinta edizione del Giorno nazionale del Timone. Ma anche se «si vuole azzerare la presenza e l’azione di Dio nel cuore degli uomini», Lui c’è. «Perché temete?», così Gesù ha apostrofato gli apostoli durante la traversata del lago in tempesta. Ma «Cristo non è solo un ricordo», ha precisato Caffarra.
«È una persona. È vivo. Nella Chiesa». Gli ha fatto eco il cardinale Antonio Cañizares Llovera, nell’omelia pronunciata durante la Messa: «Ringraziamo Dio per il dono dello Spirito Santo su tutti noi. Ci fa essere nuove creature, figli di Dio, incorporati a Cristo, membra del Suo Corpo che è la Chiesa».
«Don Carlo, monsignore ma non troppo». Così, presentandolo al pubblico riunito sotto il tendone della Cascina, e parafrasando Guareschi, Mario Palmaro ha definito l’arcivescovo di Bologna. A voler dire che il cardinale è colto e preparato, ma anche affabile e pronto al dialogo e al confronto con tutti. Senza rinunciare al rigore e alla nettezza delle sue posizioni. «Innamorato di Cristo», ha detto Palmaro, la prima preoccupazione del pastore di Bologna è sempre «la salvezza delle anime», convinto che «ciò che è vero, buono e giusto è anche ragionevole». Una ragionevolezza che, invece, sembra aver abbandonato la società in cui viviamo, che ha perso «i costitutivi ontologici della persona umana» e ha elevato «la teoria evoluzionistica a filosofia ultima, a spiegazione ultima e totale della realtà». Come se Dio non ci fosse. Ma l’uomo è altro e di più rispetto a tutto ciò che lo circonda, «è in rapporto con l’Assoluto», è fatto «ad immagine e somiglianza di Dio». In questo contesto il cardinale ha collocato il tema «della splendente santità dell’amore coniugale, che non può essere equiparato a convivenze omosessuali». Condannando, così, ogni forma di «relativismo etico».

Credibile testimone della verità
Defensor fidei, «difensore della fede», è un titolo che nei secoli è stato attribuito a diversi sovrani cristiani, schierati a fianco della Chiesa nell’affermazione della verità. Oggi definiamo Defensor fidei chi, nel mondo cattolico, ha speso e spende la sua vita per testimoniare Cristo in situazioni non facili, di persecuzione più o meno aperta. L’Arcivescovo di Bologna è stato insignito di un premio che in passato è andato, tra gli altri, al cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, arcivescovo di Hong Kong, e a Lech Walesa, fondatore di Solidarnosc. Per la prima volta il premio, costituito da un prezioso astuccio contenente un voltodi Cristo in bronzo, ispirato alla Sindone, opera dello scultore Marco Intra Sidola, è andato a un italiano: un fatto che può sorprendere, ma anche l’Italia – e soprattutto una regione come l’Emilia-Romagna, dove Caffarra svolge la sua azione pastorale – sono ormai preda di una scristianizzazione che avanza rapidamente. Nella motivazione, si fa chiaro riferimento al «coraggio perseverante nel proclamare la verità» del presule, «simbolo della Chiesa madre e maestra», che «guida con mano sicura le anime della sua diocesi», ed è pure «un testimone credibile anche per gli uomini di buona volontà». Qualcuno, ha ricordato Palmaro, sostiene che in Caffarra, «come in pochi altri, si vede la dimensione del Paradiso».

Un «casuale frammento della materia»
Secondo il cardinale Caffarra, «tutte e tre le ragioni che fondano la dignità propria dell’uomo – la solitudine originaria, la capacità di autotrascendersi e relazionarsi all’altro, il rapporto all’Assoluto come di immagine all’Originale – sono state progressivamente demolite nella coscienza che l’uomo ha oggi di se stesso. La prima erosione», ha spiegato, «tende a convincere l’uomo di essere un casuale frammento della materia; la seconda, che non avanzeremo d’un passo al di là di noi stessi; la terza, che Dio è un’ipotesi superflua». La riflessione di Caffarra si è precisata: «Come pastore cui è affidata una comunità cristiana», ha detto all’attento uditorio di lettori e simpatizzanti del Timone, «ho due responsabilità: l’una da portare avanti come pastore, nella Chiesa; l’altra nel cortile dei gentili», cioè di coloro che dalla Chiesa sono lontani. La prima è «la difesa dei fedeli dall’oscuramento della loro coscienza circa la propria dignità di persone»; la seconda «pone il problema di come poter ritrovare se stessi».

Nella liturgia si comunica Cristo
Nel suo «intervento profondo e limpido», come l’ha definito il direttore del Timone Gianpaolo Barra, il cardinal Caffarra si è in particolare soffermato sulla liturgia come «custode della dignità umana», ovvero «luogo dove la persona ha una luminosa percezione della sua incomparabile dignità».
La liturgia è «il mistero di Dio che si comunica all’uomo in Cristo, mediante il dono dello Spirito». Se «la celebrazione liturgica è pura risposta, consenso a un atto d’amore», non può essere «orientata in senso antropocentrico».
Chiaro il riferimento a tutte quelle situazioni dove l’azione liturgica viene ridotta a semplice gesto umano di fraternità, fino alla banalizzazione. Perché «la liturgia è guardare a Cristo, è adorarlo. È lodarlo. Se guardiamo alle difficoltà della nostra vita, e non a Lui, cominciamo ad affondare».

Guardare ai Santi come modelli di vita
Nella sua omelia, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, che ha celebrato la Messa, ha invitato i presenti, alla vigilia della festività liturgica di Pentecoste, a guardare la vita dei Santi. «Nei Santi vediamo Cristo e la sua opera redentrice». E ha aggiunto: «Solo una Chiesa di Santi farà conoscere Cristo. Aspiriamo tutti ad essere Santi. Chiediamo docilità allo Spirito, per essere più simili a Cristo». E ha concluso: «In Cristo l’unica speranza, l’unico futuro. Che faccia di noi uomini nuovi. Che ci dà il dono della fortezza». Il cardinale spagnolo, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha avuto parole di stima e di incoraggiamento per l’opera meritoria di informazione e di educazione delle coscienze della rivista Il Timone.

Il mistero della Sindone
La conferenza Sindone, le ragioni dell’autenticità, ha avuto come protagonista la sindonologa e collaboratrice del Timone Emanuela Marinelli, da anni appassionata studiosa del Sacro Lenzuolo, intervistata dal vaticanista Andrea Tornielli. La Marinelli ha evidenziato come tutti i tentativi di far apparire la Sindone come un «falso medievale» o comunque una truffa, si sono scontrati con la realtà di un Mistero che, lungo i secoli, continua a interpellare la libertà dell’uomo e a farlo riflettere. Mario Trematore, l’ex vigile del fuoco che portò in salvo la Sindone durante l’incendio del 1997, ha portato ai presenti la sofferta testimonianza di un uomo colpito in modo imprevisto e sorprendente da qualcosa di più grande di lui e la cui vita da allora è profondamente cambiata. Una conferenza molto gradita dal folto pubblico, che ha apprezzato la competenza brillante e sostanziosa della Marinelli e la toccante carica di umanità di Trematore.

La processione con la Madonna pellegrina
Il Giorno del Timone aveva preso il via nella serata di venerdì 21 maggio, quando, in elicottero, è giunta la statua della Madonna pellegrina di Fatima. Accolta dai carabinieri in alta uniforme, dai Vigili del Fuoco giunti con alcuni automezzi, dai Rangers d’Italia.
Monsignor Girolamo Grillo, vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia, ha concluso con una toccante predica la solenne processione e la recita del Rosario con la statua della Madonna pellegrina, guidata da padre Lorenzo Pardi e dal diacono Andrea Matteucci, dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Presenti circa quattrocento persone, a sottolineare anche il legame sempre più stretto tra la Festa e la comunità cristiana locale.
La statua della Madonna è rimasta in una cappellina allestita su uno dei prati della Cascina, durante tutta la giornata del 23 maggio, ed è stata portata sull’altare durante la celebrazione eucaristica. In molti hanno voluto sostare in preghiera, approfittando anche della possibilità di confessarsi.

Una festa nel nome della cultura e dell’amicizia
Il Giorno del Timone è stato, come sempre, una festosa occasione di incontro e di amicizia, con una presenza numerosa e significativa di bambini nell’area riservata ai giochi, e una ventina di stand allestiti come supporto e integrazione alla «buona battaglia» della rivista. Tra gli altri, presenti le case editrici Art, Ares, Sugarco, Fede & Cultura, Mimep Docete, e importanti realtà del mondo cattolico come il Pime, Russia Cristiana, Alleanza Cattolica e il Comitato Verità e Vita.

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