Il Giorno del Timone - 2007

Striscione
Rinnovato il successo del  “Giorno del Timone”
 

Una festa che continua

di Vincenzo Sansonetti

La seconda edizione si è confermata un avvenimento di popolo. Al centro la figura di Lech Walesa e la sua straordinaria testimonianza. Monsignor Grillo: non c’è vera libertà senza Dio.

Il miracolo della festa cristiana continua. Vera, autentica. Fatta di gioia spirituale, amicizia, gioco, piacere intellettuale unito all’agape fraterna. Il secondo meeting della nostra rivista, “il Giorno del Timone”, che si è tenuto sabato 26 maggio, ha confermato e ampliato il successo della prima edizione. Nell’accogliente scenario della Cascina “La Lodovica”, a Oreno di Vimercate, alle porte di Milano, malgrado l’inclemenza del tempo oltre un migliaio di affezionati lettori, con le loro famiglie, hanno animato le mostre, gli stand, i punti di ristoro e ricreazione. Provenienti in gran parte da città e paesi della Lombardia, ma anche da altre parti d’Italia: Bologna, Treviso, Modena, Rimini, San Marino, Firenze, Torino, Sassuolo, Trento, Bassano del Grappa… Come nel 2006, è stato soprattutto il passaparola a far sì che ci fosse una presenza così entusiasta e qualificata. Tra gli altri, a parte i relatori di cui riferiamo più avanti, ospiti illustri come Messori, Cammilleri, Francesco Agnoli, la Brichetti, Gotti Tedeschi, padre Luis Garza, vicario della Congregazione dei Legionari di Cristo. Un risultato incoraggiante, che sprona Il Timone ad andare avanti nel proporre questo appuntamento annuale ai lettori della rivista, i veri protagonisti. A rendere la giornata del 26 maggio indimenticabile, è stata quest’anno la presenza di Lech Walesa, fondatore del sindacato libero Solidarnosc, Premio Nobel per la Pace e presidente emerito della Polonia, un uomo che ha mostrato a tutto il mondo come si fa a “lottare e pregare”. A lui è stato conferito il premio Defensor Fidei, assegnato dalla fondazione Fides et Ratio, emanazione dello stesso Timone.

Ha cambiato la storia.
Walesa, già elettricista nei cantieri di Danzica, fa parte della lista ristretta di coloro che hanno cambiato la storia. Paladino della “rivoluzione dove non si è rotto neanche un vetro”, ha posto le basi per la caduta del regime comunista e del muro di Berlino. La motivazione del premio Defensor Fidei dice tutto: Walesa è il «simbolo di una stagione in cui emerse davanti a tutto il mondo la grandezza della Chiesa cattolica in Polonia, che oggi si vorrebbe cancellare dalla memoria; e testimone nella vita sindacale e politica della possibilità di vivere integralmente la fede, esempio universale di un modo di essere pienamente laici». Lo stesso ex leader di Solidarnosc ha ricordato la peculiarità storica della nazione polacca. «Il mio popolo – ha detto – deve la sua libertà innanzitutto alla Chiesa. Quando non potevamo parlare, l’abbiamo fatto per bocca della Chiesa. A differenza di altri Paesi, in Polonia la Chiesa è sempre stata capace di dar voce alla gente, quando la gente non aveva voce, per essere poi subito pronta a ritirarsi quando la gente riacquistava voce, libertà, democrazia. Abbiamo avuto per quasi mezzo secolo il fiato dell’Unione Sovietica sul collo, con 220mila soldati russi sul nostro territorio e un milione alle frontiere. Poi ci sono stati anni di repressione nel sangue, che non hanno però scalfito minimamente lo spirito libero di noi polacchi».

Un “incontro” commovente.
Grazie alla festa del Timone, il 63enne ex operaio polacco ha potuto, a sorpresa, “incontrare” il suo vecchio amico Karol, a cui erano dedicate alcune vetrine della mostra L’attimo fuggente, allestita all’interno della stessa Cascina. Commosso, il presidente onorario della Polonia ha preso con delicatezza tra le mani e ha baciato l’Evangeliario di Paolo VI, dalla copertina rossa, diventato famoso in tutto il mondo perché “sfogliato dal vento” sulla semplice bara di legno di Wojtyla, durante i funerali in piazza San Pietro, l’8 aprile 2005. Nella stessa sala Walesa ha sfiorato con la mano le dita di Giovanni Paolo II, ovvero il calco in bronzo della sua mano, realizzato quando era ancora in vita. Momento di grande intimità. «Non avevamo bisogno di parole. Ci capivamo al volo», dirà poi, raccontando il suo rapporto con quel Papa, suo compatriota, che era stato operaio nelle cave di pietra e conosceva perciò bene la vita faticosa dei lavoratori. «È stata la salita al soglio pontificio di Wojtyla a smuovere noi polacchi e gli altri popoli del-l’Est e ad abbattere il comunismo. Prima degli anni Ottanta, quando cercavo la strada per sconfiggere il comunismo, avevo scritto a quasi tutti i capi di Stato perché mi aiutassero nella mia battaglia. Mi risposero che non c’era modo di farlo se non con una guerra mondiale, un bagno di sangue. Poi è bastato che un polacco fosse eletto Papa, è bastato che tutti riscoprissero i valori cristiani e il comunismo è stato sconfitto senza sparare un solo colpo».

Per un’Europa cristiana.
Che nel secolo scorso Walesa sia stato, con Giovanni Paolo II, «un simbolo di libertà, un campione di libertà», l’ha sottolineato monsignor Girolamo Grillo, vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia, nella sua omelia, in cui ha ricordato che «la Madonna Nera di Czestochowa è il fulcro dell’identità polacca, della sua cultura, della sua storia». Il Nobel per la Pace porta sempre al bavero della giacca l’effigie della Madonna di Czestochowa, protettrice e baluardo nei secoli della Polonia. Barba e baffi bianchi, non è andato in pensione. Ha creato una fondazione che porta il suo nome, a cui dedica molte energie, e si sta battendo su due fronti. Uno interno, perché si affermi in Polonia un clima di concordia e unità nazionale. E uno esterno, perché «l’Europa non può crescere senza i valori proclamati dalla Chiesa». Riconosce: «Certo, non sono riuscito a ottenere tutto quello che avrei voluto e ora nel mio Paese c’è molta gente insoddisfatta, ma è un cammino che si doveva fare e che può portare ancora lontano». Nell’incontro cordia-le e con il popolo del Timone, ha concluso: «Ora guardiamo avanti. Oggi, epoca della globalizzazione, servono soluzioni politiche ed economiche audaci. Viviamo un tempo diverso, con potenzialità di benessere e di pace superiori a quelle di trent’anni fa».

Seguire il bene, non il male.
Nella sua splendida omelia, un’autentica pagina apologetica, tutta incentrata sul concetto di libertà, monsignor Grillo ha offerto una definizione di uomo libero come «soggetto autentico e capace di dialogo». Aggiungendo che solo «Cristo, con il suo Vangelo, è il vero annunciatore della libertà dell’uomo, quella trascendente e definitiva che viene da Dio… Cristo propone una libertà superiore a ogni altro tipo di libertà, sia essa politica, sociale ed economica, cioè la libertà di prendere una responsabile decisione». Così, «la vera libertà è innanzitutto libertà di seguire il bene, non il male. La falsa libertà è invece una libertà che opprime, che propone tutti i diritti e nessun dovere, e si rovescia quindi nel dominio del più forte». Grillo ha concluso facendo memoria di quella gigantesca figura di martire che fu padre Jerzy Popieluszko, vittima degli estremi sussulti di «un sistema che sembrava invincibile». Ebbene, «mai si vide più chiaramente la differenza tra la vera libertà e una libertà falsa e pervertita. Qual era la differenza profonda? Perché Solidarnosc era la vera espressione di quei valori sociali pervertiti dal comunismo? Perché la vera libertà è quella che non rinuncia a Dio, così come il vero umanesimo. La falsa libertà è senza Dio e senza amore».

Fede e ragione in Ratzinger.
Prima della premiazione, l’incontro a due voci del pomeriggio è stato dedicato a Joseph Ratzinger e al suo pensiero. Mentre la giornalista-scrittrice Alessandra Borghese ha raccontato con simpatia, freschezza e naturalezza la sua esperienza di conversione e il suo rapporto di amicizia con Ratzinger, presentando il suo bel libro Sulle tracce di Joseph Ratzinger, un “pellegrinaggio” nei luoghi di infanzia e di formazione dell’attuale pontefice, scaturito dal cuore e dettato dall’affetto e dalla curiosità di cogliere il nesso tra l’uomo e le sue radici, Giacomo Samek Lodovici, filosofo dell’Università Cattolica e collaboratore del Timone, ha ricostruito la concezione dei legami tra fede e ragione nel magistero di Ratzinger-Benedetto XVI. «Il divorzio tra fede e ragione – ha affermato – è dannoso per entrambe e bisogna insistere sul rapporto circolare tra teologia e filosofia. Così, da una parte la fede si fa più profonda e pura, dall’altra anche il pensiero riceve arricchimento, perché gli si schiudono nuovi orizzonti».

Venti stand “apologetici”.
Anche la seconda edizione della festa del Timone ha offerto una gran varietà e ricchezza di stand, una ventina, dalle Edizioni Ares all’Aiuto alla Chiesa che soffre, da Russia Cristiana ad Alleanza Cattolica, da Fede & Cultura a Radici cristiane, dalla rivista Lineatempo alla neonata e agguerrita Cadl, ovvero Catholic Anti-Defamation League, dalle Edizioni ART alla rivista per sacerdoti Sacerdos. Le mostre erano dedicate alla storia di Solidarnosc e alla Sindone. Grande il successo di pubblico riscosso dallo stand del movimento Regnum Christi, i cui militanti hanno organizzato il servizio d’ordine. A tutti il sincero ringraziamento dei promotori. Come l’anno scorso, non è mancato l’angolo per i bambini, organizzato da Net Magazine, la rivista per i più piccini collegata al Timone. Arrivederci all’anno prossimo! Aspettiamo i nostri lettori, sempre più numerosi, per una festa che – a Dio piacendo – sarà ancora più bella e ricca di sorprese.

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