Alberoni Rosa

 rosa alberoni

Nasce a Trevico (AV) da una famiglia di contadini che, per avere più terreno da coltivare, si trasferisce nelle Puglie insieme a molte altre famiglie di parenti e amici. La vita nella pianura assolata del tavoliere pugliese è aspra. A cinque anni accudisce i fratellini, mentre la madre lavora nei campi. Ad undici anni comincia a lavorare a giornata, accanto agli adulti. Impara a leggere, scrivere e a far di conto da suo padre. Prende la licenza elementare. Lavora in campagna fino all’adolescenza, ma la vocazione per lo studio e la scrittura la portano a convincere il padre a lasciarla andare.Si sposta a Milano dove si mantiene agli studi lavorando. Supera da privatista la maturità e, sempre lavorando, nel 1974 si laurea alla IULM in Lingue e Letterature straniere con il massimo dei voti, presentando una tesi su Bertold Brecht. Il relatore è Alfonso Canziani.Conduce ricerche sociologiche sui giovani, sul linguaggio, sui miti con Alessandro Serpieri e Roberto Guiducci. Prepara il cortometraggio Ulisse e la Sirena, che viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.Nel 1975 comincia la sua carriera universitaria presso l'Università IULM, vincendo il concorso come assegnista. Pubblica il primo volume: Coscienza e utopia in Bertold Brecht. Segue le prove delle messe in scena di Streheler, con l’intendo di diventare regista. In parallelo lavora alla Fondazione Rizzoli dove coordina delle ricerche relative ai seguenti temi di studio:- Stampa- Tv- Cinema- Teatro- Semiologia- SociologiaIn questo periodo svolge e coordina ricerche con studiosi come Furio Colombo, Marcello Pagnini, Roberto Guiducci, Alessandro Serpieri, Tommaso Kemeni, Stefano Agosti, Sabino Acquaviva, Achille Ardigò, Carlo Mongardini, Gianni Statera, Carlo Sartori, Roberto De Monticelli, Ugo Finetti, Ettore Albertoni, etc. Inizia a collaborare con il quotidiano La Stampa ed organizza importanti convegni fra cui ricordiamo:- "Stampa e TV"- "Cento telegiornali di tutto il mondo", mostra al Mifed di MilanoPorta a termine una ricerca su "Il cinema catastrofico" e mette in scena Amleto, con regia ed interpretazione di Gabriele Lavia, presso il Teatro Manzoni di Milano. Cura il volume Strumenti del Comunicare, basato su una ricerca sul linguaggio e il volume L'immagine del futuro, frutto di una ricerca sociologica. In questo periodo fonda e organizza la cooperativa teatrale Teatro di tutti e prepara una riduzione dell'Inferno di Dante. Scrive il volume Galileo e il cielo negato (1979) e numerosi saggi che pubblica su riviste scientifiche come: "D’ARS", "Carte Segrete", "Tempi Moderni", "Laboratorio di sociologia". Nel 1980 vince il concorso di ricercatore in Sociologia generale. Le viene affidato l’incarico di insegnamento di Sociologia dei mass media, presso il Corso di Relazioni Pubbliche alla IULM. Nel 1987 le viene affidato il corso di Sociologia generale che terrà ininterrottamente fino al 2006, prima come professore incaricato e poi come professore di ruolo.Inizia anche la scrittura del raffinato romanzo epistolare La voglia di more (Milano, Guanda 1982), che ottiene considerevoli riconoscimenti letterari. Conclude la sua attività nel settore teatrale nel 1984 curando, come aiuto regista, la rappresentazione a La Scala di Milano di Orfeo (testo di Poliziano, musiche di Monteverdi, regia e scenografia di Luciano Damiani).Alternando l’attività artistico teatrale e di narratrice a quella di ricercatrice, nel 1985-86 passa a studiare i processi ed i meccanismi della vita quotidiana sul piano empirico con una ricerca dal titolo La percezione del tempo nella vita quotidiana e pubblica i due saggi teorico storici I meccanismi della vita quotidiana e L’era dei mass media. Scrive poi il brillante saggio di fenomenologia empirica Miti del quotidiano, (Sugarco, 1986), che ha un notevole successo di vendita.Nello stesso periodo scrive sui quotidiani La stampa e Il giorno e su periodici come Gioia, Anna, Oggi. Collabora anche a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive, fra cui la Televisione della Svizzera Italiana, e la Rai, dove ricordiamo in particolare la serie Orpheus, su RaiDue e la serie Noi due su Odeon TV. Incomincia la stesura del romanzo storico L'orto del paradiso, che verrà pubblicato da Rusconi nel 1989 e poi ripreso negli Oscar Mondadori. E' una grandiosa saga che si svolge fra il 1786 e il 1814 fra il Regno di Napoli e Milano durante l’epoca napoleonica. Il libro ha un grandissimo successo di pubblico e viene tradotto in diverse lingue. Per questo romanzo riceve il Premio Gargano per la letteratura e Romeo Gigli per la narrativa.Negli anni novanta pubblica il romanzo confessione Io voglio (Rizzoli, 1992), un’opera molto vigorosa e molto amata dal pubblico femminile che gli tributa un notevole successo. Anche questa opera ha numerose traduzioni all’estero. Due anni dopo pubblica il quarto romanzo, Paolo e Francesca (Rizzoli, 1994).Sul piano degli studi e delle ricerche, il suo interesse si sposta sul terreno teorico, filosofico e sociologico. Prende in esame in modo sistematico le concezioni della storia dei maggiori studiosi, da Giambattista Vico a Popper e, con un lavoro di anni, stende la monumentale opera  Gli esploratori del tempo, pubblicata da Rizzoli nel 1994. Seguono i volumi di saggistica, Hegel sociologo nostro contemporaneo (2000), La ricerca sociologica sulle emozioni e i consumi degli anziani (2001), Persona e comunicazione (2005), Miti e cambiamento sociale (2005).Ritorna quindi alla narrativa scrivendo questa volta una grande saga famigliare ambientata fra la Versilia e Milano che si estende su quattro generazioni dal 1900 al 1975. Il libro viene pubblicato da Rizzoli nel 1999 col titolo Sinfonia. A Messina riceve il premio per la narrativa.Nel frattempo tiene un rubrica su Sette de Il corriere  della Sera e successivamente su  il Magazine del Corriere della Sera.Approfondisce lo studio di Rousseau, Hegel, Marx e delle tematiche filosofiche che portano alla secolarizzazione e allo sviluppo dell’anticristianesimo in Europa. In questo periodo scrive ancora un romanzo, La montagna di luce (Rizzoli 2005), dove è presente una profonda e delicata ispirazione mistico religiosa. Riceve il Premio Europa per la narrativa.Ma il prodotto più maturo delle sue ricerche filosofiche è La cacciata di Cristo (Rizzoli 2006), un libro che ha un immenso impatto sulla cultura italiana: amato ed ammirato da molti credenti e dai vertici della gerarchia cattolica, è odiato ed ostentatamente ignorato da altri. E’ infatti la prima chiarissima denuncia delle radici del processo intenzionale di scristianizzazione iniziato con l’illuminismo, continuato con marxismo ed il nazismo e culminato con la scientismo ed il nichilismo contemporaneo. L’opera viene immediatamente tradotta in numerose lingue  straniere.Continuando su  questo terreno di  critica all’anticristianesimo, pubblica Il Dio di Michelangelo e la Barba di Darwin (Rizzoli 2007) dove nella prima parte c’è una straordinaria analisi teologica degli affreschi della Cappella Sistina di Michelangelo, cui segue una critica della ideologia darvinista usata come strumento di propaganda ateista anticristiana.Fra La cacciata di Cristo e Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin, scrive con Marcello Lippi, un libro intervista, La squadra, (Rizzoli 2006) e riceve il Premio Gianni  Brera per la saggistica. 

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